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il Piave

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La guerra arriva al Piave

  Per approfondire, vedi la voce Battaglia di Caporetto.
Nell'ottobre del 1917 le truppe italiane, che nello stesso anno avevano già sferrato tre infruttuose offensive sull'Isonzo, subirono l'unica vera sconfitta, che poteva trasformarsi in disfatta, a Caporetto. Gli austro-ungarici, che avevano temuto di perdere Trieste, decisero di attaccare, con l'appoggio di truppe tedesche (7 divisioni), per porre fine alla insistente pressione italiana. Il piano, accuratamente preparato, non colse di sorpresa gli italiani, ma li trovò in fase di predisposizione di nuove linee, il cui assetto era stato oggetto di contrasto tra le direttive del Comando Supremo (generale Cadorna) e la concezione, più offensiva, del comandante della 2ª Armata (generale Capello). Alle 2:00 del mattino del 24 ottobre 1917 ebbe inizio l'azione degli austro-ungarici il cui svolgimento seguì con precisione le direttive:
dalle 2:00 alle 6:00 bombardamento con proiettili tossici
alle 6:30 azione di fuoco generale
alle 8:00 scatto delle fanterie in tutta la zona tra Plezzo e Stelo, sulle posizioni tenute dal IV Corpo d'armata e dal settore sinistro del XXVII (19ª Divisione).
Alle 15:00 Caporetto era occupata. Incominciò allora la grande e spesso disordinata ritirata dell'Esercito Italiano verso le linee del Tagliamento prima e del Piave poi. Una linea difensiva sul Piave era stata prevista dal generale Cadorna già nel 1916: il piano di attuazione del ripiegamento fu così messo a punto nella notte del 27 ottobre.

Dopo Caporetto

Tra il 2 ed il 3 novembre gli austro-ungarici forzarono anche il Tagliamento: fu ordinata perciò nel campo italiano la ritirata generale sul Piave. Il mattino del 9 novembre il passaggio delle truppe italiane sulla destra del fiume era quasi ultimato e nel pomeriggio furono fatti saltare tutti i ponti.
In quello stesso giorno il generale Luigi Cadorna, che aveva spostato il Comando Supremo da Udine a Treviso prima ed a Padova poi, veniva sostituito nel Comando Supremo dell'esercito dal generale Armando Diaz. Questi, ritenendo Padova troppo esposta ai bombardamenti, il 5 febbraio 1918 decise di trasferire il Comando Supremo ad Abano Terme, ai piedi dei Colli Euganei, meno rilevabile dagli aerei.
Ma l'Austria-Ungheria, che non aveva saputo sfruttare a pieno la sua vittoria, si ripromise di liquidare l'Italia tramite un'offensiva risolutiva per l'estate del 1918. Il relativo piano di battaglia venne elaborato a Bolzano con l'intervento del Capo di Stato Maggiore dell'esercito tedesco Erich Ludendorff.
  Per approfondire, vedi la voce Battaglia del solstizio.
Tra il 15 ed il 22 giugno del 1918 i due comandanti in capo dell'esercito austro-ungarico (il generale Conrad ed il feldmaresciallo Boroevic) scatenarono la battaglia (Battaglia del solstizio), l'uno sulla linea montana dell'altipiano del Grappa, l'altro nella pianura dal Montello al mare.
L'attacco fu estremamente violento, ma l'esercito italiano si era ormai completamente ripreso dallo scoraggiamento e dal disordine di Caporetto. In una settimana quella che doveva essere la sconfitta definitiva dell'Italia si risolse in una grande vittoria difensiva. Le teste di ponte austriache in direzione Fagarè, Zenson, Maserada, Salettuol e Spresiano, videro gli austriaci ricacciati dall'altra parte del Piave.
Gli austro-ungarici, oltre al gran numero di uomini, persero la loro baldanza e la certezza del successo finale. In questa occasione si vide quanto importante fosse la funzione difensiva del Piave: le acque si erano improvvisamente gonfiate, ma questo non fu certo determinante, dato che sia agli Italiani che agli Austriaci erano ben noti il regime di piena del fiume. L'episodio tuttavia fece attribuire un'aura di leggenda al fiume, che servì da ispirazione alla celebre Canzone del Piave. Il fronte austro-ungarico a quel punto era logoro, senza vettovaglie, affamato e carente di munizioni, nella loro baldante avanzata aveva allungato inverosimilmente il campo, e l'artiglieria del regio esercito italiano aveva tagliato ogni rifornimento, solo negli alti comandi a Vienna non si rendevano conto della situazione.
Si calcola che, sul Piave, gli austro-ungarici abbiano lasciato 100.000 morti ed altrettanti fra prigionieri e feriti.

Le forze in campo

Dopo questa battaglia, che è la necessaria premessa della vittoria finale italiana, il fronte si stabilizzò in un vasto arco di circa 300km, dalle Alpi Retiche all'Adriatico. I due eserciti si fronteggiavano in attesa della mossa successiva.
Gli italiani erano sul Piave, gli austro-ungarici sulla sinistra.
L'esercito italiano schierava 57 divisioni, di cui 3 inglesi, 2 francesi ed una cecoslovacca (oltre ad un reggimento di fanteria americano); gli austro-ungarici 57 e mezza.
Le divisioni austro-ungariche erano però indubbiamente più forti: contavano di 724 battaglioni di fanteria, generalmente su quattro compagnie, armati ciascuno con 24 mitragliatrici. Quelle italiane avevano 704 battaglioni, su 3 compagnie, con 18 mitragliatrici ciascuna.
L'Italia ed i suoi alleati avevano però una certa prevalenza di artiglieria: 7.700 bocche da fuoco (di cui 250 inglesi e 200 francesi), oltre a 1.745 bombarde, contro 6.030 pezzi austro-ungarici.
Il comando supremo italiano era dislocato ad Abano, nei pressi di Padova, quello austro-ungarico a Baden, vicino a Vienna.
I comandi erano tenuti nominalmente dai due sovrani, Vittorio Emanuele III e Carlo I, ma erano esercitati, per l'Italia, dal generale Armando Diaz, di 57 anni, per l'Austria-Ungheria dal generale Arz von Straussenburg, di 66.
L'esercito italiano schierava otto armate:
la 7a (comandata dal gen. Giuseppe Pennella), la 1a e la 6a fronteggiavano gli austro-ungarici dallo Stelvio alla Valsugana;
la 4a e la 12a (comandata dal generale francese Jean César Graziani e formata da una divisione francese e tre italiane) tenevano il settore del Grappa tra il Brenta ed il Piave;
l'8a, la 10a (comandata dall'inglese Frederick Lambart e formata da 2 divisioni inglesi e dall'XI Corpo d'armata italiano) e la 3a sostavano lungo il Piave;
la 9ª armata, quattro divisioni di cavalleria ed il reggimento di fanteria americano componevano la riserva.
L'esercito austro-ungarico era articolato in due grandi gruppi:
il Gruppo Arciduca Giuseppe (l'Arciduca Giuseppe aveva sostituito Conrad il 15 luglio) detto anche Tirolo, composto dalla 10ª ed 11ª armata che tenevano il settore montano
il Gruppo Boroevic composto dal Gruppo Belluno (3 corpi d'armata), dalla 6ª e dalla 5ª Armata, detto anche Armata dell'Isonzo.
Il generale Diaz resistette alle pressioni degli impazienti e preparò accuratamente la sua offensiva facendo affluire al fronte altri uomini, 1.600 bocche da fuoco, 500 bombarde e 2.400.000 proiettili.
Tra la fine di settembre e la prima decade di ottobre fu messo a punto il piano d'attacco italiano:
l'8ª Armata (composta di 14 divisioni e comandata dal generale Enrico Caviglia) doveva passare il Piave tra il Montello e le Grave di Papadopoli, dove si trovava la 10ª Armata.
la 4ª Armata (su 9 divisioni, comandata dal generale Giardino), congiuntamente all'ala sinistra della 12ª Armata e con l'appoggio dell'artiglieria della 6ª Armata avrebbe dovuto impegnare fortemente gli austro-ungarici sul Grappa allo scopo di dividere le forze dell'arciduca Giuseppe da quelle del Gruppo Boroevic e prendere possibilmente alle spalle gli austro-ungarici impegnati sul Piave dall'8ª Armata.

La vittoria finale

  Per approfondire, vedi la voce Battaglia di Vittorio Veneto.
L'azione italiana della zona del Grappa doveva precedere quella del Piave: l'una avrebbe avuto inizio all'alba, l'altra alla sera del giorno fissato per l'attacco, che in un primo tempo doveva essere il 18 ottobre ma fu poi spostato al 24, anniversario dell'attacco di Caporetto.
Alle 3:00 del mattino del 24 ottobre l'artiglieria del XXX Corpo d'armata aprì il fuoco contro le posizioni nemiche sul Grappa, seguita poco dopo da quelle del VI e del IX Corpo della 4ª Armata e del I della 12ª Armata. La reazione austro-ungarica fu furiosa: episodi di valore furono numerosi d'ambo le parti. Molte cime furono più volte prese e perdute. Il 31 ottobre il Grappa, isolato, crollò. Gli italiani, in quel settore, avevano avuto 34.507 morti.
Frattanto l'azione si era sviluppata anche sul Piave, che però, fra la sera del 23 ed il mattino del 24, si era ingrossato in modo pauroso per le piogge intense. La corrente aveva acquistato la velocità di 3-4 metri al secondo. Divenne difficilissimo gettare i ponti che la corrente trascinava a valle o gli austro-ungarici centravano con i loro tiri. Solo alle Grave di Papadopoli si potevano costruire piccole teste di ponte sulla riva nemica. Ma bisognava passare: i pontieri fecero sforzi sovrumani e, decresciuto leggermente il livello delle acque, il mattino del 26 il comando dell'8ª Armata diede l'ordine di passare il Piave. Alla sera del 27 gli italiani avevano costituite tre solide teste di ponte a Papadopoli, a Valdobbiadene e a Sernaglia. Speciali drappelli di arditi nuotatori (i caimani del Piave) mantennero le difficili comunicazioni.
La notte del 28 il livello del Piave decrebbe sensibilmente: si gettarono altri ponti e ben nove Corpi d'armata poterono trovarsi, così, il mattino del 29, al di là del fiume donde sferrarono l'offensiva. Intanto le notizie che giungevano dall'impero austro-ungarico demoralizzavano le truppe di quel paese: il 28 la Cecoslovacchia si era resa indipendente, l'Ungheria il 31 avrebbe fatto altrettanto (con conseguente diserzione di cechi, slovacchi e ungheresi). Il 28 il Comando generale austriaco dette l'ordine di ritirarsi e chiese l'armistizio. Il giorno 30 una colonna di cavalleria e di ciclisti occupava Vittorio Veneto, mentre la 3ª Armata, comandata dal Duca d'Aosta e schierata sul Basso Piave sino al mare, avanzava verso il Livenza ed il Tagliamento.
L'esercito austro-ungarico in fuga lasciava nelle mani italiane circa 300.000 uomini e 5.000 cannoni. La vittoria italiana fu aiutata dalla scarsità dei viveri austriaca, e dallo sfaldamento dell'Austria-Ungheria. A questo si aggiunse la perdita di morale dei soldati austro-ungarici.
Al momento della firma dell'armistizio, i delegati austriaci chiesero che le ostilità si fermassero subito, mentre gli Italiani sostenevano che sarebbero dovute continuare per altre 24 ore. Sotto la minaccia di proseguire con la guerra, che l'Impero Austro-Ungarico (che si stava sfaldando in quei precisi momenti) non era in grado di sopportare.

RIASSUNTO ANNO 1918                    

G. GUERRA - QUANTO E' COSTATA IN DENARO E IN VITE UMANE

GLI UFFICIALI - LA TRUPPA - GLI ALLEATI - I SACRIFICI DI SANGUE - I MORTI - I FERITI - LE MALATTIE - LE RICOMPENSE - LE SPESE DI GUERRA - IL TOTALE GENERALE DELLE NAZIONI PARTECIPANTI
------------------------------------------------------------------------------

Tutti questi dati sono ricavati dalla originale
"Pubblicazione Nazionale sotto
l' Augusto Patronato di S.M. il RE
con l'alto assenso di S.E. il Capo del Governo"
In occasione del decennale della Vittoria
Pubblicato a Firenze dalla Vallecchi Ed., anno 1929

UFFICIALI

La concezione fondamentale di una guerra decisa in modo quasi fulmineo fu una delle essenziali caratteristiche della preparazione di tutti gli stati fino al 1914.
E corrispondente opposto al carattere della guerra lunga che noi combattemmo, risultò invece un'opera di grandiosa preparazione di uomini e di mezzi svoltasi parallelamente alla guerra di logorio sui vari fronti cui si andò contrariamente alle generali previsioni.
La "produzione" di ufficiali non fu meno ardua di quella dei materiali bellici e dei mezzi di sopravvivenza: da circa 45.000 nell'agosto 1914 gli ufficiali italiani di tutte le categorie salirono ad un complesso di oltre 205.000, dei quali rimanevano viventi al 31 dicembre 1918 quasi 186.000 (19.000 caddero in battaglia)
Le varie categorie ebbero incremento notevolmente diverso poiché mentre gli ufficiali in servizio attivo e provenienti dal servizio attivo passarono da 26.000 a 32.000, quelli di complemento da 15.000 raggiunsero i 105.000 (7 volte) e quelli di milizia territoriale da 4.000 raggiunsero i 48.000 (11 volte).


Secondo le varie armi l'incremento degli ufficiali fu:

del 591 % pel genio (da 1.885 a 13.000)
del 466 % per l'artiglieria (da 6.000 a 34.000)
del 345 % per la fanteria (da 23.300 a 103.000)
del 178 % per altre armi e serv. (da 11.300 a 23.000)
del 558 % per la cavalleria (da 2.700 a 4.200)

E secondo i gradi di incremento fu:

del 239 % per gli ufficiali inferiori
del 159 % " " " superiori
dell' 88 % " " " generali

Il maggior numero dei 160.000 ufficiali di nuova nomina, e cioè oltre 66.000, fu tratto dalle scuole militari di Modena, Parma e Caserta e dall'Accademia militare di Torino; un numero minore fu tratto dai corsi presso i corpi mobilitati (45.000) dalle scuole mitraglieri di Brescia e Torino, dalla scuola bombardieri di Susegana, dalle scuole aviatori, dai laureati ed aspiranti medici (provenienti dall'università castrense di S. Giorgio di Nogaro), dagli aiutanti di battaglia e sottufficiali e dai cittadini di notevole cultura e posizione sociale non aventi obblighi di servizio.

LA TRUPPA

L'Italia, quando scoppiò la guerra mondiale, aveva alle armi 248.000 uomini ed aveva appena 2.250.000 cittadini con obblighi militari e con una pur sommaria istruzione; a questi 2.534.000 nel corso dei quattro anni di guerra vennero aggiunti altri 3.224.000 uomini, dei quali 2.788.000 rimasero per un periodo più o meno lungo nell'Esercito mentre 720.000 furono dispensati ed esonerati per esigenze imprescindibili della produzione agricola, industriale e bellica nonché per il funzionamento dei pubblici servizi.

Potentissimo, per quanto forse ancora non abbastanza noto, fu lo sforzo degli organi medico-legali, per rivedere e tornare ancora a rivedere con volontà di massima incorporazione, tutti quanti quelli che erano stati dichiarati fisicamente non idonei in un periodo di pace in cui scarsi mezzi di bilancio consigliavano una eccessiva selezione; ma in seguito anche i feriti ed i malati rassegnati furono rivisitati, e le famiglie, prima ancora di palpitare per la sorte dei loro figli in battaglia, temprarono l'animo nell'ansia di vedere incapaci a resistere ai disagí ed alle fatiche molti giovani il cui fragile organismo era stato solo a prezzo di perenni cure salvato da morbi incipienti. Sicché nell'ora in cui il Fascismo fa luogo al riconoscimento di ogni benemerenza anche se umile e taciuta, è doveroso mandare una parola di conforto ai genitori che fecero alla Patria l'omaggìo della vita del loro figliolo senza la gloria della bella morte sul campo o di una ferita in battaglia, o di una ambita ricompensa al valore.
Col volgere degli anni e sotto l'assillo degli eventi tragici della lotta, aiutarono a superare questo faticoso rastrellamento di gente.

Furono chiamate durante la guerra le classi dal 1874 al 1900 che per l'esercito salirono a 5.698.000; i volontari di altre classi furono circa 8.000 e gli elementi permanenti 52.000.
Il rendimento delle classi chiamate variò da un minimo di 148.000 la più vecchia (1874) ad un massimo di 294.000 (classe 1896).
La ripartizione della forza totale chiamata alle armi


secondo le destinazioni può esser riassunta nel modo segente:

al l° luglio 1915 erano alle armi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .. . 1.557.000
chiamati successivamente . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .3.316.000
quindi in totale assegnati a corpi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 4.872.000
militari temporaneamente assegnati a stabilimenti industriali . . . . . . . . . 167.000
ciò che porta i sotto alle armi a . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 5.039.000
di essi passarono per l'esercito operante . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .4.200.000
e rimasero in territorio . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .839.000
ai 5.039.000 si aggiungono gli esonerati in . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 437.000
ed i dispensati in . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .282.000
giungendo così nel R. Esercito un complesso di . . . . . . . . . . . . . . . . . . 5.758.000
mentre gli appartenenti alla R. Marina furono. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 145.000
--------------------------------------------------------------------------------------------------------------
Totale dei chiamati. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .5.903.000

I 4.872.000 militari assegnati ai corpi e specialità in zona di guerra e riportati alla 3a riga dell'elenco si ripartirono per armi e specialità nel modo seguente
(cifre arrotondate al migliaio)

Fanteria di linea e mitraglieri . . . . . . . . . . . . . . . . . . 2.393.000
Milizia T. (battaglioni centurie ecc.) . . . . . . . . . . . . . . 793.000
Artiglieria . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .. . . . . 617.000
Alpini . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 260.000
Bersaglieri . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .. . . . .231.000
Genio . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .217.000
Sanità . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .96.000
Cavalleria . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .76.000
Carabinieri . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 58.000
Sussistenza . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .40.000
Granatieri . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 38.000
Automobilisti . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .30.000
Areonautica . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 23.000


Il contributo delle varie zone italiane ai detti combattenti fu il seguente

Italia settentrionale . . . 48,7 %
. . . . . . . centrale . . . . . 23,2 %
. . . . .meridionale . . . . 17,4 %
. . . . . . . insulare . . . . . 10,7 %

Questa ripartizione si sposta alquanto a vantaggio dell' Italia settentrionale e centrale rispetto alla ripartizione dei maschi in età militare che per esso era rispetvivamente
del 46,5 %
e del 20 %.
Le regioni che, in corrispondenza specialmente alla maggior popolazione, dettero una più alta quota assoluta di combattenti furono

Lombardia . . . . . . 15,2 %
Veneto . . . . . . . . 11,9 %
Emilia . . . . . . . . 9,7 %
Toscana . . . . . . . 8,9 %
Sicilia . . . . , . . . 8,7 %

Non tutti i rimpatriati dall'estero per compiere il loro dovere verso la Patria poterono essere registrati dal Commissariato per l'emigrazione: la cifra di 304.000 rappresenta quindi un minimo suscettibile di aumento forse di qualche diecina di migliaia e si ripartì nel modo seguente:
secondo la provenienza

dalle Americhe . . . . . . . . 155.000
dall'Europa . . . . . . . . . . . .129.000
dall'Africa (sett.). . . . . . . . . 19.600
dall'Asia e Australia . . . . . . . . .400
TOTALE . . . . . . . . . . . . . 304.000

secondo l'affluenza
nel 1915 . . . . . . . 192.000
nel 1916 . . . . . . . 52.000
nel 1917 . . . . . . . 25.000
nel 1918 . . . . . . .35.000

Particolare interesse, non diversamente da quanto ha più tardi dimostrato l' indagine statistica ordinata dal Mussolini nel 1928 intorno alle più numerose famiglie italiane viventi, presenta la indagine del numero e dei caratteri dei militari della stessa famiglia che furono alle armi in numero di 4 o più suoi componenti.
Essi furono oltre 200.000 ed appartennero a 45.000 famiglie

delle quali 3 con 10 membri alle armi,
33 con 9
145 con 8
e 725 con 7
Tale caratteristico gruppo ebbe circa
15.000 morti sul campo 8.000 per ferite e malattie, 2.300 dispersi, 24.000 feriti, 14.000 prigionieri, 5.000 decorati.
Corrispondente alla maggior frequenza delle famiglie con molti membri in guerra, il massimo numero di queste numerose famiglie si ebbe nel Veneto.

La R. Marina sali dalla forza di 37.000 nel 1914 a quella di circa 125.000 nel 1919 e di questi oltre 8.000 comandò a disposizione del R. Esercito.
La forza massima dei CC. RR. raggiunse i 20.000, quella della R. Guardia di Finanza i 13.000 uomini.
Nelle Colonie rimase in media la seguente forza
Tripolitania . . . . . . 13.000
Cirenaica . . . . . . . 35.000
Eritrea . . . . . . . . . 10.000
Somalia . . . . . . . . .3.000


Le forze alleate dettero il seguente contributo
. . . . . . . . . . . . . Massimo - Fine guerra
Francesi . . . . . . 130.000 - 40.000
Inglesi . . . . . . . 110.000 - 80.000
Americani . . . . . . . . . . . . . . 3.800
Czeco slovacchi . . . . . . . 15.000

Nell'ultimo periodo della guerra in cui le forze italiane furono rappresentate sui principali teatri di guerra si ebbero (oltre i lavoratori e ausiliari) fra ufficiali e truppa
teatro italiano . . . . 1.987.000
teatro francese . . . . . 50.000
teatro albanese . . . . . 96.000
teatro macedone . . . . 49.000
Trascorsi i primi mesi della guerra venne riconosciuto il bisogno di un breve rinvio ristoratore dei combattenti in seno alle loro famiglie e dal dicembre 1915 fu iniziata la concessione di licenze che portarono all'assenza media del 7,6 % per gli ufficiali e del 7,0% per la truppa e raggiungendo in periodi di minore attività bellica il massimo del 14,4%, ognuno comprende con quale attenuazione della diminuzione che la natalità italiana ebbe dal 1916 al 1918.

SACRIFICI DI SANGUE

I MORTI

I morti italiani per diretta causa di guerra si calcolano intorno a 680.000, ma bisogna aggiungervi -sia pure basandosi su acuti metodi di stima - una quota almeno della mortalità verificatasi nella popolazione per concause di guerra, raggiungendo così la cifra di circa 750.000 vite umane.
Di questi circa 6.000 (3700 per fatti bellici e 2.300 per malattia) appartengono alla R. Marina.
Necessariamente lento, perché accuratissimo fino allo scrupolo, è lo studio sui morti italiani che è in ancora in corso. Solo dall'opera compiuta che si pubblica per regioni (già pronte Lazio, Abruzzi, Basilicata e Calabria) si avranno cifre sicurissime sulla ripartizione dei morti per luogo di nascita, per età, per stato civile e per altri criteri; tuttavia è lecito trarre i seguenti saggi sommari dai volumi già pubblicati e in corso di pubblicazione:

Morti per ferita, 48,59 % ;
morti per malattia, 33,05 % ;
dispersi e scomparsi, 16,51 % ;
varie e non indicate, 1,85 %.

Secondo gli anni di guerra si ebbero dei morti
il 14,99 %, nel 1915
il 24,09 °/a nel 1916
il 25,84 °/a nel 1917
il 29,21 % nel 1918
il 5,87 negli anni successivi per malattie.

Ripartiti i morti per appartenenza alle varie armi, si ebbero all'incirca
l'86,29 % di fanteria e corpi affini (alpini),
il 6,08 % di artiglieria e bombardieri,
il 2,66 % del genio,
il 0,67 % di cavalleria,
il 4,30 °/o di altri corpi e servizi.

L'età media dei morti fu di 25 anni e 6 mesi (mentre l'età media degli uomini alle armi fu di 28 anni), ma tale media fu raggiunta solo col seguente progressivo invecchiamento dei morti:

1915 età media dei morti anni 24 e mesi 4
1916 " " " " " " " " " " " " " " " " " " 25
1917 " " " " " " " " " " " " " " " " " 25 e mesi 8
1918 " " " " " " " " " " " " " " " " " 25
1919 " " " " " " " " " " " " " 26 e mesi 6

Qualche notizia sulla elaborazione dei dati riguardanti il solo Lazio può riuscire d'interesse.
I morti di tale Regione secondo le professioni e lo stato civile risultano dalla seguente tabellina

MORTI

PROFESSIONI: ................CELIBI - SPOSATI - TOTALE
Agricoltori e contadini . . 6.439 - 3.595 - 10.034
Muratori e braccianti. . . 1.388 - 532 - 1.920
Meccanicí e metallurgici . . 596 - 144 - 740
Impiegati pubblici e privati. 577 - 143 - 720
Carrettieri e cocchieri . . 367 - 190 - 557
Falegnami ed ebanisti . . 354 - 123 - 477
Calzolai e sellai . . . . 317 - 120 - 437
Studenti . . . . . . . 400 - 2 - 402
Mugnai e fornai . . . . 206 - 82 - 288
Ufficiali di terra e di mare . 176 - 53 - 229
Totale 10 professioni . 10.820 - 4.984 - 15.804
Altre professioni . . . . 1.531 - 662 - 2.193
TOTALE GENERALE . . . 12.351 - 5.646 - 17.997

Circa il 56 % dei morti erano agricoltori e contadini ciò che prova il forte contributo dato in guerra dai lavoratori dei campi.
La percentuale degli ammogliati sul totale complessivo fu del 31 % : il maggior contributo fu quindi dato dai celibi.
Secondo l'anno di nascita dei morti il numero maggiore fu dato dalle classi 1890-1894 e 1895-1899 rispettivamente in 5.581 e 5.147; il minor contributo fu dato dalla classe 1874 con 76 morti.
Anche per effetto della diversa consistenza delle classi il numero massimo assoluto di caduti in ogni momento ed in ogni luogo della guerra fu quasi dato dai militari di 20 anni dando la ragione per cui nella comune concezione bellica letteraria ed artistica l' idea del sacrificio indissolubilmente si lega a quella di giovinezza.
Illumina altresì di simpatica luce lo sforzo demografico italiano il fatto che le perdite dei militari appartenenti alle famiglie con 4 membri alle armi furono proporzionalmente alquanto maggiori di quelle verificatesi nel complesso dell' Esercito ; furono cioè 20,9 per mille di fronte a 18,8 per mille della popolazione. Ed in tali famiglie se ne ebbero 23 con 4 o più morti e dispersi e 264 con 3 morti o dispersi ciascuna.

I FERITI

Circa i feriti occorre essere assai prudenti, dar cifre senza circondarle da premesse sul concetto di gravità della lesione ossia della necessità o meno nonché della durata della degenza in luogo di cura. I feriti passati per ospedali e ospedaletti, ossia quelli di una certa gravità (moltissimi tornarono infatti dai posti di medicazione e sezioni sanità ai Corpi) si calcolano nel numero di 1.050.000 ; i più gravi fra i superstiti, ossia gli invalidi e i mutilati di guerra con una menomazione fisica non inferiore al 10 per cento della capacità lavorativa, si accertarono in 463.000.
I grandi invalidi, quelli aventi diritto all'assegno di superinvalidità, erano al 30 giugno 1926 14.114 dei quali 9.040 tubercolosi, 2632 dementi, 1466 ciechi, 619 lesionati del sistema nervoso, grandi amputati 327.
Gli ammalati in una guerra così lunga e piena di disagi sommarono ad una cifra più che doppia dei feriti (2.500.000) sicché le entrate in luoghi di cura, aggiungendovi le parmanenza in osservazione per accertamenti medico-legali, superarono di certo i 5.000.000.

A queste di puro carattere militare e demografico molte ed interessanti cifre si potrebbero aggiungere di carattere finanziario; ci limitiamo ad accennare che le pensioni liquidate ad invalidi furono 675.000 (con la spesa di 9 milioni e mezzo fino al 30 giugno 1926 ed un
onere annuo attuale di circa 1 miliardo e 200 milioni) e che le polizze di assicurazioni emesse fino al detto 30 giugno furono 2.972.000.

MALATTIE E DIMINUZIONE DELLA NATALITÀ

Crediamo opportuno di offrire qualche dato in questa breve rassegna di cifre sugli effetti della guerra nei riguardi della incidenza sulla natalità italiana.
I dati statistici sulle malattie durante il periodo bellico mettono in evidenza come la morbosità delle malattie presso l' Esercito operante sia stata relativamente mite, avendo oscillato su una media mensile di 3-4 ammalati per ogni 100 uomini. Il forte addensamento di uomini nella zona di guerra e nelle immediate retrovie non dette pertanto luogo ad elevata morbosità, ciò che mette in degna luce la vigile e costante opera di profilassi spiegata dal nostro servizio sanitario.
Non mancarono però manifestazioni morbose di grave estensione, quali l'epidemia colerica degli ultimi mesi del 1915, quella malarica dell'autunno del 1916 e 1917 e quella, assai più grave, influenzale dell'autunno del 1918, epidemie che aumentarono di molto nei periodi suddetti la media indicata.
Una profonda depressione sulla natalità, per la insufficienza delle nozze, si ebbe durante il periodo bellico, con una debole ripresa in quello post-bellico, il 1918 fu l'anno di maggiore depressione della natalità: vi si ebbero appena 655.000 nati con una differenza in meno di oltre 2-5 sulla media degli ultimi anni prebellici. Può calcolarsi che il disavanzo di nascite a causa della guerra sia stato di un milione di vite.

RICOMPENSE - UN CENNO GENERALE

Premio durante la guerra ad ogni atto di dedizione verso la Patria, serenamente compiuto anche nelle più oscure penose condizioni, fu la coscienza di aver adempiuto un dovere che non conosce limiti di sacrificio; premio in misura superiore ad ogni ambizione di ricompensa appare pur oggi per tutti il riconoscimento e l'omaggio del governo nazionale fascista verso ogni fattore anche il più umile della Vittoria.
Premio infine a quegli atti singolari di genialità, di valore e di capacità che le circostanze di tempo e di luogo consentirono alla gerarchia di rilevare e di porre in evidenza, furono 978 decorazioni dell'O. M. S. e le seguenti medaglie e croci al valor militare:

362 d'oro,
38.355 d'argento
59,399 di bronzo,
28.356 croci,
TOTALE 126.472 medaglie e croci attribuite a 109.198 decorati.

Secondo i gradi tali decorati si ripartirono così
Ufficiali . . . . . . . 34,7 %. Sottufficiali . . . . . . 11,1% Cap. e soldati . . . . . 54,2 %

La ripartizione delle predetto onorificenze fra Esercito, Marina ed estero, nonché secondo i gradi fu la seguente
O.M.S. ------Esercito 800 - Marina 76 - Estero 102
Valor Militare " 122.604 ---"---2.810 ---"-------1.058



CIFRE PARTICOLARI
Secondo gli anni in cui gli atti di valore premiati avvennero si ebbero medaglie e croci al valore nel seguente numero
1915 . . . . . . . 20.550
1916 . . . . . . . 26.359
1917 . . . . . . . 39.974
1918 e seg. . 39.589

Ottennero più di una ricompensa 17.274 militari dei quali 6.882 ebbero più di una medaglia al valore: i 360 decorati di 362 medaglie d'oro guadagnarono altresì 155 medaglie di argento 93 di bronzo 24 encomi solenni.
E fra i 6775 pluridecorati per la guerra 1915-18 privi però di medaglie d'oro si ebbero:

con 5 medaglie d'argento . .1
con 4 medaglie argento e 1 o più di bronzo 32
con 3 " " " 1 " " " " 357
con 2 " " " 1 " " " " 2232
con 1 " " " 1" " " " 4153
Le 126.472 decorazioni si ripartirono nel modo seguente fra le principali armi:

fanteria. . . . . .82.507 - 65,24 %
alpini . . . . . . . 10.706 - 8,47 %
armi speciali . 27.181 - 21,49 %
servizi . . . . . . . 3.138 - 2,48 %
marina . . . . . . . 2.940 - 2,32 %


La ripartizione delle ricompense DECORAZIONI
secondo la regione di nascita dei decorati fu la seguente

Italia settentrionale. . . . 59.578 -- 47,11 %
Italia centrale . . . . . . . . 25.217 - 19,94 %
Italia meridionale . . . . . 20.194 - 15,96 %
Italia insulare . . . . . . . . 12.772 -- 10,10 %
Estero e . . . . . . . . . . . . . 8.711 -- 6,89 %

Se consideriamo più particolarmente per regioni il numero di decorazioni ottenute in media da ogni 100 uomini delle varie regioni assegnati ai corpi, vediamo che esse variarono da 3,84 per la Basilicata, per la Sardegna al 2,00 per l' Umbria e al 2,08 per l' Emilia. Ma la distribuzione per ogni 100 uomini diviene di una uniformità impressionante se la si considera per ripartizioni territoriali alquanto più grandi:

Italia settentrionale . . . . 2,65
Italia insulare . . . . . . . . .2,56
Italia meridionale . . . . . 2,47
Italia centrale . . . . . . . . 2,33

Ciò che chiaramente indica come gli italiani di tutte le regioni si mostrarono alla stessa altezza nel tendere l'animo e spendere le forze per la grandezza della Patria.

LE SPESE DI GUERRA

Le spese di guerra dell'esercito in cifre grezze assolute, non riportate cioè ad unità di moneta, per gli eserciti dal 1914-15 al 1919-20 salirono a 64 miliardi e 120 milioni, e compresero all'incirca i 213 dell'intero costo finanziario della guerra italiana (94-96 miliardi). Se riduciamo le cifre delle spese dei vari anni ad approssimativa eguaglianza di moneta ossia a lire oro, la spesa considerata per grandi titoli si riduce a circa:

24 miliardi per il combattente ( stipendi del personale)
14 miliardi per le approvvigionamento armi (i mezzi di lotta)
6 miliardi per opere terreno di lotta e territorio di retrovia

e considerata per armi si riduce

nel 1914-15 a milioni . . 11½
nel 1915-16 " . . . . . . . . . 6
nel 1916-17 " . . . . . . . . . 9 ¼
nel 1917-18 " . . . . . . . .11
nel 1918-19 " . . . . . . . 11 ¼
nel 1919-20 " . . . . . . . . 4 ¼

Esaminando le spese per titoli si scorge che nella spesa per il combattente (24 miliardi pari al 53,4 % del totale) rientrano le seguenti più importanti voci:

--- assegni ai militari e sussidi alle famiglie: ammontarono a 8.760 milioni (19,8 % del totale) col massimo di 2.565 nell'esercizio 1918-19;
--- sussistenze: le spese ammontarono a 7.966 milioni (17,5 %) col massimo di 2.059 nell'esercizio 1918-19 ;
--- vestiario ed equipaggiamento : 4634 milioni (10,3 %) col massimo di 1.185 nell'esercizio 1918-19 ;
--- giacitura e riscaldamento : 710 milioni (1,6 %) col massimo di 207 nel 1918-19 ;
--- servizio sanitario : 678 milioni (1,5 %) col massimo di 158 nel 1918-19 ;
--- trasporti inerenti al personale ed ai servizi predetti: 1.134 milioni (2,7 % col massimo di 348 nel 1918-19.

Nelle spese per le armi (quasi 14 miliardi pari al 31,8 %) dominano quelle delle artiglierie, mitragliatrici, fucili e loro munizioni che toccarono i 10.724 milioni col massimo di 3.524 nel 1917-18. L'aeronautica raggiunse 1.334 milioni, i mezzi automobilistici 666.
Nelle spese per il terreno di lotta e per territorio di retrovia (circa 6 miliardi pari al 14,8 %) la maggior quota fu prodotta dai servizi del genio militare e civile che fecero spendere 4.687 milioni col massimo di 1.344 nel 1918-19.
Se ci mettiamo a considerare, per quanto con metedi di grossolana approssimazione, i costi annuali delle grandi unità di guerra, troviamo i seguenti in lire oro
Milioni lire oro
Divisione di fanteria nel
1915-16 …..139
1916-17 …..167
1917-18 …..176
Corpo di Armata nel
1915-16 …..375
1916-17….. 460
1917-18 …..462
Per ogni unità elementare (battaglione, squadrone, batteria e riparto speciale corrispondente) il costo annuale medio fu per il
1915-16 Lire oro 2.753.000
1916-17 Lire oro 2.559.000
1917-18 Lire oro 3.135.000
Se finalmente suddividiamo la spesa di ogni anno finanziario per la forza valida presente troviamo i seguenti costi approssimativi del soldato sempre in lire oro
ogni anno e ogni giorno
1915-16 …2.819 …7,72
1916-17 …3.018 …8,27
1917-18 …3.687 ...10,10

e se si vuole ammettere necessario di integrare tale costo con una quota delle spese occorse nel precedente periodo di preparazione e quello notevolmente lungo di armistizio e di smobilitazione, e si vuol trovare un valore medio per l' intero periodo della guerra si giunge a stabilire che il costo unitario del soldato sempre presente durante l' intero periodo di guerra fu di lire oro 14.540 ed il costo per giornata di Lire oro 13,27.

La situazione delle nostre forze nei vari periodi e nei vari tratti del fronte consente un calcolo della spesa per un chilometro di fronte e per un anno nei più caratteristici settori; diamo a titolo di esempio tale spesa per la situazione che il nostro esercito aveva nel 1917, nel periodo cioè della sua massima espansione

Stelvio-Garda . . . . Km. 125 per ogni Km. L. 3.813.000
Garda-Brenta . . . . Km. 100 per ogni Km L.19.091.000
Brenta-Alto Piave . Km. 180 per ogni Km L. 7.032.000
A. Piave A. Isonzo Km. 120 per ogni Km L. 4.479.000
A. e medio Isonzo Km 90 per ogni Km L. 55.673.000
Carso-Mare . . . . . .Km 25 per ogni Km L. 82.028.000

Queste cifre danno un'immagine assai efficace della diversità dello sforzo esercitato nei vari tratti della fronte e consentono ad esempio di affermare:

---- che se il nostro esercito avesse dovuto mantenere la densità che aveva sul Carso non avrebbe potuto provvedere che ad un fronte di circa 136 Km. invece dei 640 che occupava fra lo Stelvio ed il mare, e viceversa, se gli fosse stato possibile mantenere l'esigua densità del III Corpo d'Armata sarebbe stato in grado di occupare una estensione di quasi 3000 Km.;
---- che il bilancio militare anteguerra dell' Italia sarebbe bastato appena a provvedere per 1 anno a 6 Km. di fronte sul Carso, mentre sarebbe stato sufficiente per fornire i mezzi a guardare per tre anni la fronte della Zona Carnia dato che gli accennati tratti di fronte avesero continuato ad essere muniti come nel 1917;
---- che i mezzi forniti da una somma pari al bilancio italiano anteguerra (che, come è noto, fatto il debito ragguaglio di moneta, è di poco inferiore a quello del 1928) sarebbero stati appena sufficienti a guardare il fronte del Medio Isonzo per sessantatre giorni.

Con questi ragguagli sulle spese di guerra chiudiamo le nostre note; essi dicono quanto fu grave il nostro sforzo e spiegano come la generazione che con slancio magnifico dette tutto il sangue occorrente alla Vittoria, non poteva e non poté dare tutto il danaro, spiega come al pagamento delle spese di guerra attraverso molteplici forme ma specialmente col maggior onere del debito pubblico….
più di una generazione dovrà contribuire.

E generosamente contribuirà lieta della continuità ideale di sacrifici in tal modo stabilitasi con chi per l'Italia versò il sangue e dette la vita."
( Fonte: Pubblicazione Nazionale sotto l' Augusto Patronato di S.M. il RE con l'alto assenso di S.E. il Capo del Governo"
In occasione del decennale della Vittoria, Pubblicato a Firenze dalla Vallecchi Ed., anno 1929)

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